Orgolio precario alla Vodafone
Le centraliniste vincono in tribunale grazie a San Precario e all'orgoglio
di Claudio Jampaglia
su Liberazione del 24/12/2008
San Precario ha fatto il miracolo. Oddio, miracolo... si chiama richiesta di pignoramento verso terzi e la avanzano degli avvocati a un giudice che la accoglie. Roba da tribunale non da processione. Ma i soldi arrivano. Soldi dovuti. Che erano stati offerti come "addolcimento" di una esternalizzazione nel 2007. Le lavoratrici avevano rifiutato. E diffidato i sindacati dall'accettare accordi in merito. E ora se li vanno a prendere sti benedetti soldi: tra i 1500 e i 3000 euro a testa, per premio risultato del 2007 e fondo solidarietà per le spese sanitarie. Se li vanno a prendere da Wind, Fastweb, H3G, Barclays, Tele2, Intesa SanPaolo, Tiscali, Yoox, Sky, Rti (Mediaset)... marchi famosi per cui sentite Barbara o Lucia o Francesca rispondervi al telefono con la formula magica: «In cosa posso esserLe utile?». Voi parlate con queste lavoratrici, ma loro i conti li fanno con Omnia Network, il loro datore di lavoro. E i conti non tornano. Perché loro erano lavoratrici Wind e l'esternalizzazione la reputano "illegittima" e su questo non trattano. Non cedono. E qui entra in scena il Santo che dopo averle seguite, fa causa con loro sulla cessione e sulle spettanze e dopo aver ottenuto la condanna del giudice del lavoro al pagamento di quest'ultime, si rivale sui clienti. Il giudice li chiamerà a gennaio e, fissati i titoli di debito verso l'azienda, intimerà il pagamento delle spettanze alle lavoratrici. Direttamente. «Avevamo pensato di promuovere il pignoramento anche delle quote sociali ma era troppo complesso per un caso così», ci spiega un avvocato del "pool precario" (per la cronaca Massimo Laratro, Antonio Pironti, Matteo Paulli). Una buona idea per casi più "politici", sai che scena: "San Precario entra in Borsa".
In questa storia, la testa dura, la "tigna" è soprattutto quella delle lavoratrici che non volevano essere "ex-Wind", una cinquantina le più agguerrite, di quelle "garantite", a tempo indeterminato dopo anni di formazione-lavoro, con salari da 1200 euro al mese e quinto livello. L'élite del call center. Approdate a condizioni di lavoro stabili e decenti. Non volevano retrocedere. Una lotta da "operaie specializzate". D'altronde come loro non ce ne sono quasi più. Adesso nel call center c'è il "precario-massa", interinale, a chiamata, al massimo terzo livello. E poi siamo a Sesto San Giovanni. L'ex-fabbrica d'Italia. E da quando Wind le dichiarò "esuberi" e le passò tutte 275, dalla segretaria alla manager, a una controllata di Omnia attraverso una vendita di ramo d'azienda, non hanno mai smesso di lottare.
In 24 mesi 112 "azioni di lotta, dal "call strike" (l'invito a boicottare i numeri dei centralini "customer care" dei vari 800 e vattelapesca) al picchetto al negozio "MondoWind" (che dà fastidio come l'orticaria ai dirigenti) fino al presentarsi alle 7.30 al bar sotto l'azienda per prendere caffè e cornetto con l'amministratore delegato, in trenta e non attese (è successo il 17 ottobre). «Abbiamo persino comprato mezza pagina di pubblicità di un free-press su Roma e Milano, con una colletta», racconta Silvana, da quest'anno delegata Rsu per la Cub (in San Precario connection).
Finiranno in un libro che uscirà a breve. Ma non prima di sapere come andrà a finire la "madre di tutte le cause". Visto che il 27 di gennaio ci sarà la chiusura delle udienze contro la cessione del ramo d'azienda. Non sarà l'ultima. Perché dopo questa intentata col Santo in testa la processione in Procura è proseguita con altre 80 lavoratrici patrocinate dalla Cgil e altrettante a Roma. Intanto il call center è finito in via Breda, a Milano, senza mensa, senza parcheggi, con pochi spazi. «Siamo al minimo della norma di legge». In un sottotetto. E molte delle lavoratrici si sono dimesse. «Sono andate anche a lavorare a tempo, contratti a tre mesi, pur di non stare qua». Perché? Le risposte fuori dal portone, di corsa, sono tante: «Non ti pagano mai in tempo», «Ci contestano qualsiasi cosa», «Wind era un paradiso al confronto», «Ti vietano anche di alzarti dalla tua postazione senza il permesso».
L'ultimo giallo è su stipendi e tredicesime. Un accordo, vecchio, ne dispone il pagamento al 20 di dicembre, ma causa "difficoltà d'incasso" e "stretta del credito", l'azienda comunica che pagherà tra Natale e Capodanno. Le lavoratrici hanno chiesto un anticipo, ma si aspetta che qualche cliente paghi... Ecco le lavoratrici "con la tigna" non vorrebbero che venisse additato a loro e al loro pignoramento il ritardo (e l'azienda non lo fa).
D'altronde non è colpa loro nemmeno se il call center di Palermo chiuderà (100 a casa) perché Wind ha chiuso la commessa. O se quelli di Ivrea verranno trasferiti a Torino... Sempre meglio che da Osimo a Roma (300 chilometri).
I call center sono in crisi. Come tutto. Omnia Network ha appena ricapitalizzato proprio Omnia Service Center con 10 milioni di euro (ne perdeva 4,7). E' un'azienda importanter Omnia. Dà lavoro a 2500 dipendenti, fa 224 milioni di fatturato e 3 di profitti (nel 2006). E' la ditta dei servizi esternalizzati (logistica, marketing, informatica e tutto il contorno possibile alle aziende). Cresciuta in fretta e quotata nel 2007: prezzo di lancio 5 euro, valore attuale 0,3. Un grafico in costante discesa. Ma c'è un nuovo piano industriale e l'azienda si attrezza. Per le lavoratrici alla cuffia Omnia è una «matrioska». Chi è il padrone? «Boh, i dirigenti cambiano spesso, è tutta una giostra, il padrone... loro stessi probabilmente, i manager». E se questa è la storia di un modello d'impresa dove si spreme solo lavoro e marketing, non lo dirà un tribunale. E nemmeno un Santo di cartone. Bastano queste lavoratrici. Che per 30 denari non hanno scambiato il loro orgoglio. Da centraliniste.
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